martedì 9 giugno 2015

forme di realismo (fontana, laborante, muliere, orlando, pizzinga)

Solitamente la pittura realistica, in particolare quella su ampi formati, deriva per linea diretta dalle proporzioni scalari e dalla capacità indagatrice del mezzo fotografico. 



Questa rassegna sul realismo è una summa di come ci si possa approcciare proprio al realismo attraverso differenti modi di ricerca, anche senza fare entrare in ballo tecniche meramente analitiche, dedicandosi più da vicino a seguire le reazioni dei segni e dei colori, spesso ridotti a poche e diafane presenze.



Questi modelli estetici risultano favorevoli a produzioni di superfici spesso dilatate e meticolose. In questo modo l’istantaneità delle scene dipinte prolunga nel tempo il percorso di composizione formalizzante dei soggetti. Gli artisti (Elisa Muliere, Serena Laborante, Isabella Orlando, Simone Fontana e Simone PIzzinga) rivelano i contenuti umani stendendoli sottoforma di linguaggio, di sintassi primigenia. 



Si tratta di approfondimenti che prendono spunto da situazioni reali. I volti sono scomposti, oppure emergono da un cupo fondale nero o mancano quasi del tutto, lasciando spazio a simulacri o segni espressionisti o evocazioni di presenze.




I pittori utilizzano supporti differenti per ottenere i riflessi di un piano visivo che finiscono per esaltare ogni cosa e poi, a tempo di sguardo, mantenere impresse porzioni di mondo. Ovviamente si tratta di segmenti visivi staccati, assolti e estranei, rispetto a possibili reazioni con il Resto. Però, le opere restano sempre parcelle di Vero, tasselli di vita parallela da poter indagare e apprezzare.


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