lunedì 15 aprile 2013

francesco casorati: invenzioni di ordinaria magia

L’opera incisa di Francesco Casorati dimostra, forse più che nell’opera dipinta,  la grande capacità di questo artista recentemente scomparso,  di calarsi in un mondo onirico/irrazionale dal quale ricava stimoli per raccontare piccole favole.  Molti hanno definito Francesco Casorati proprio un “pittore di favole”, insistendo sull’aspetto più narrativo e fantastico del suo lavoro.  In effetti, buona parte dei  suoi soggetti induce a pensare che ci si possa trovare di fronte qualcosa che sfugga alla logica e alla razionalità, ma è la forza della costruzione dell’opera d’arte, cioè il collocare ogni elemento nella giusta posizione,  a detenere una consistenza tangibile, una visibilità che inserisce i suoi soggetti all’interno di una struttura equilibrata e regolare.

Egli è dunque narratore di piccole storie, ricche di ironia e di visionarietà. I suoi lavori, equilibrati e sommessi,  sono tra le più importanti opere della calcografia italiana, con elementi sperimentali che rendono i suoi fogli degli autentici capolavori. Per esempio, l’inserzione del colore, la sua apparizione all’interno delle opere, è totalmente meditata. È soprattutto la forza di una singola cromia a spingere l’osservatore a percepirla come frattura nella composizione e a notarla in quanto colore. Per l’autore torinese non è necessario riempire lo spazio di tinte differenti per estrapolare la forza del colore: esso è molto più evidente se tracciato all’interno di una monocromia. “Pesca solitaria” è un’incisione che può servire per comprendere l’idea di Casorati di colore: una sola linea rossa, sinuosa, unisce il bastimento al pesce, una linea che spicca nel nero dell’acquaforte e appare come colore assoluto, a prescindere dal pigmento.
Un altro elemento interessante dell’opera di Francesco Casorati è la scrittura, o meglio una forma di grafismo che evoca l’attività dello scrivere. In alcuni suoi lavori essa appare come sfondo, come elemento che circonda l’immagine. Essa non comunica nulla, in quanto ripulita di significati. Al pittore non interessa adoperare la scrittura come mezzo tradizionale di rapporti, ma come espediente grafico, come determinazione calligrafica che fuoriesce dalla matita e si genera come segno e non come suono.

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